martedì 7 aprile 2009
sabato 5 luglio 2008
Il Sindaco di Napoli Jervolino a Brescia
(fonte WWF)
Successo del comitato di accoglienza al sindaco Jervolino oggi in visita guidata all’impianto di incenerimento di Brescia, erano presenti molte persone tra cui gli attivisti del WWF Lombardia a sostegno di quelli Campania che hanno distribuito una scheda con i dati relativi alla raccolta dei rifiuti nella provincia lombarda.
Più raccolta differenziata e riduzione a monte dei rifiuti. Questi i suggerimenti del WWF al Sindaco Jervolino in visita oggi all’inceneritore di Brescia.
“La delegazione campana, invece di recarsi in "gita" presso l'inceneritore bresciano, avrebbe dovuto semmai visitare il Consorzio Priula del Veneto, realtà modello nella gestione dei rifiuti, basata su
una concezione del prodotto diretta a prevenire la produzione stessa del rifiuto fin dall'origine.
Siamo solidali con i cittadini campani tanto più che anche in Lombardia, con tutti i progetti di nuovi inceneritori, la strada non è certo quella dell'aumento della raccolta differenziata (che per esempio a Milano è ferma al 44,6%). “ ha detto Paola Brambilla Presidente WWF Lombardia.
Per fare chiarezza sul tanto decantato inceneritore di Brescia, che secondo l’amministrazione comunale di Napoli andrebbe preso ad esempio, il WWF Lombardia, presente oggi davanti i cancelli dell’inceneritore, ricorda:
· Sull’inceneritore, e quindi sull’Italia, pesa una condanna europea per mancata applicazione della normativa sulla Valutazione d’Impatto Ambientale;
· I livelli qualitativi e quantitativi di raccolta differenziata della provincia di Brescia sono piuttosto deludenti, solo del 34,2%, rispetto a Bergamo (49,8%), Lodi (50,3%), Lecco (52%), Varese (53,8%), Cremona (54,9%). La stessa Milano, che pure è una grande metropoli, riesce a fare meglio attestandosi su un 44,6%. Ovviamente non mancano in altre regioni esempi ancora più virtuosi: è il caso, ad esempio di Novara (in Piemonte) che supera il 61% di raccolta differenziata o di Treviso che già supera il 66%;
· Aumento della produzione pro capite e complessiva dei rifiuti: visto che l’inceneritore, una volta costruito, deve continuare a funzionare e a bruciare questo mal si concilia con una virtuosa gestione del rifiuto che preveda la riduzione a monte. Lo dimostrano le cifre: il sovradimensionamento dell’impianto di incenerimento di Brescia non solo a prodotto una stagnazione quali-quantitativa della raccolta differenziata, ma ha di fatto impedito di conseguire obiettivi di riduzione della produzione dei rifiuti che vedono la città di Brescia attestarsi ad un poco invidiabile valore di 713 kg pro capite/anno, quando città come Treviso, che ha puntato fortemente sul sistema porta a porta, ne producono meno di 400 kg;
· Inefficienza complessiva del sistema di teleriscaldamento. A fronte di un potenziale utilizzo del teleriscaldamento per 365 giorni all’anno, nella realtà poi esso serve solamente nella stagione invernale, quindi per circa 1/3 dell’anno. A Napoli, il termoriscaldamento sarebbe ancora meno efficiente, viste le temperature medie più alte rispetto a Brescia;
· Produzione di elevati quantitativi di rifiuti speciali, anche pericolosi, da smaltire sotto forma di ceneri e scorie; è interessante notare come circa un terzo dei rifiuti prodotti a Brescia e per lo più trattati dall’inceneritore debbano comunque essere conferiti alla fine in discarica: questo dimostra come l’incenerimento dei rifiuti non sia sostitutivo delle discariche ma piuttosto di serie politiche di riduzione e di recupero di materia (tramite le raccolte differenziate). Se il “modello Brescia” fosse applicato in Campania, dove la produzione di rifiuti solidi urbani si attesta oggi sulle 2.800.000 tonnellate, avremmo da conferire in discarica oltre 900.000 tonnellate di rifiuti speciali e in buona misura pericolosi;
· È un sistema rigido: alcuni quartieri di Brescia sono sorti senza la possibilità di utilizzare il metano per riscaldarsi e cucinare in quanto già teleriscaldati dall’impianto di incenerimento. Questo ha costretto questi quartieri a utilizzare energia elettrica per cucinare, cosa che ha portato a un incremento di consumo di energia elettrica venduta, tra l’altro dalla stessa società di gestione dei rifiuti, con un danno ambientale non indifferente, vista l’inefficienza del sistema di produzione di questa energia ricavata dai rifiuti.
Napoli, 4 luglio 2008
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sabato 28 giugno 2008
Il governo se ne frega della Campania
In allegato la notizia di agenzia (DIRE); analogo emendamento è stato proposto da Francesco Barbato (IdV)
Roma, 19 giu. - "La maggioranza boccia l'emendamento anti
Gomorra. E' un pessimo segnale che indica la mancanza di volonta'
di risolvere alla radice una delle cause principali del degrado
della situazione campana". Lo afferma Ermete Realacci, ministro
dell'Ambiente del Governo Ombra del Pd, a proposito della
bocciatura dell'emendamento democratico che proponeva un gruppo
interforze contro i trafficanti di rifiuti nel Dl per l'emergenza
rifiuti in Campania.
L'emendamento proposto da Partito Democratico, spiega
Realacci, "prevedeva la costituzione di un intergruppo tra varie
forze dell'ordine per un piu' efficace controllo nelle zone
critiche del casertano, del domiziano flegreo e dell'area
vesuviana, quelle aree dove i clan della camorra sono piu' attivi
nello smaltimento illecito dei rifiuti". Insomma, "si sarebbe
trattato di un valido strumento di contrasto alle ecomafie-
conclude- ma evidentemente la maggioranza non ritiene che questo
che sia una priorita'".
mercoledì 11 giugno 2008
PER CHI BRUCIA LA CAMPANIA? (di Antonio Marfella)
Pubblichiamo un intervento dal fronte caldo della emergenza campana, in cui si evidenziano le perplessità sulle scelte di megalomania impiantistica in atto; tali scelte con dati alla mano lasciano intravedere il rischio di dover importare materiale combustibile per l' ammortamento degli impianti
Considerato che:
a) Il recente Decreto Legge emanato dal Consiglio dei Ministri il 24 maggio 2008 prevede in Campania la installazione di 4 inceneritori per rifiuti indicando la portata di uno solo dei 4 (Acerra = 600.000 tonnellate/anno) . Dati ufficiosi sulla portata degli altri tre prevedono :
1) Salerno : 600.000 tonnellate/anno
2) S.Maria La Fossa : 400.000 tonnellate/anno
3) Napoli (est o ovest) : 400.000 tonnellate/anno
Per un totale quindi di 2 milioni di tonnellate/anno di portata per rifiuti solidi urbani.
b) il PIANO PASER 2007 (evidentemente non a conoscenza del Governo……) di sviluppo regionale della Regione Campania prevede altresì lo sviluppo di una serie di impianti di cosiddetto incerimento di biomasse sulla base di una stima di biomasse disponibili in Campania pari ad oltre 3,4 milioni di tonnellate/anno di biomasse disponibili, elaborata nel marzo del 2007. La disponibilità di biomasse stimata dalla stessa regione Campania nell'ottobre del 2006 si aggirava invece su 1.5 milioni di tonnellate di biomasse/anno rispetto ad una realtà disponibile che, su stima della comunità di agronomi della Provincia di Benevento, non supera invece le 600.000 tonnellate/anno complessive reali. Si ricorda infatti che la stima di 3.4 milioni di tonnellate/anno di biomasse disponibili è pari a quanto stimato per la Regione Baviera (la Regione piu' boscosa di Europa) e all'incirca pari al 50% di quanto stimato disponibile in Germania! Sulla base di questa palese quanto falsa sovrastima di biomasse quindi sono in fase di avanzata progettazione/costruzione una serie di sovradimensionati impianti a biomasse distribuiti per la intera Regione Campania ma con maggiore concentrazione sempre nelle Province di Napoli e Caserta (Pignataro Maggiore, S. Vitaliano, S. Salvatore Telesino, Reino, Postiglione, Atena Lucana, ecc. ecc.) con portate variabili da un minimo di 40.000 tonnellate/anno ad un massimo di 150.000 tonnellate/anno (Pignataro Maggiore, Atena Lucana), per una "potenza di fuoco" complessiva non inferiore a 1.5 milioni di tonnellate/anno complessive. La somma totale a regime di tutta questa serie di impiantistica "inceneritoristica" porta quindi ad una portata complessiva, in un Regione come la Campania (che sinora non ha visto la costruzione di un solo inceneritore a norma), pari a non meno di 3.5 milioni di tonnellate/anno di materiale da incenerire tra rifiuti e biomasse e si ricorda che in base a un decreto legge anche le cosiddette "ecoballe" sono potenzialmente in grado di essere riconducibili a biomasse da incenerire per termovalorizzazione.
c) La Campania produce circa 2.800.000 tonnellate/anno di rifiuti urbani cui si vanno ad aggiungere circa 6 milioni di tonnellate di cosiddette "ecoballe" attualmente depositate senza altra precauzione in vari siti dispersi per il territorio ( in particolare Taverna del Re nel Casertano definita dalla Magistratura "discarica a cielo aperto non a norma") per un totale quindi di circa 9 milioni di rifiuti da smaltire ( non necessariamente tramite incenerimento). Una volta smaltita questa quantità di rifiuti , sulla base delle vigenti norme di legge europee ed italiane , la quota da smaltire, escluso la frazione da riciclare e compostare, non supera però la quota di 600.000 tonnellate/anno come confermato dall'assessore all'Ambiente in carica Walter Ganapini!
Ammessa quindi la necessità, non obbligatoria per legge, di smaltire per incenerimento anche i 6 milioni di ecoballe, ne consegue che la attuale portata degli impianti previsti è ampiamente in grado di raggiungere e completare lo smaltimento per incenerimento entro due, massimo tre anni dalla realizzazione di tali impianti, (come infatti dichiarato in piu' occasioni anche dal Presidente del Consiglio) ma che quindi, per contratti non inferiori ai venti anni di esercizio, la Campania , in totale contrasto con tutte le normative di legge vigenti, sia italiane che europee, e in piena e totale violazione di qualunque trattato internazionale di riduzione di CO2, si avvia a disporre di una impiantistica di incenerimento complessiva pari a pressocche' il 100% della sua reale disponibilità di produzione annua di materiale da incenerire ( 2.800.000 tonnellate di rifiuti piu' circa 600.000 tonnellate reali di biomasse = circa 3.4 milioni di tonnellate/anno!) .
Ammettendo nel contempo la partenza e la realizzazione di congruo numero di impianti di compostaggio e di un minimo di raccolta differenziata, stimabile al 35% l'una (900.000 tonnellate/anno) e almeno al 20% l'altra (600.000 tonnellate/anno) ne consegue un evidente sovradimensionamento di tutta la impiantistica prevista di circa almeno 1.5 milioni di tonnellate/anno per non meno di 17 - 18 anni di esercizio per impianti che funzionano ininterrottamente sulle 24 ore senza possibilità di sospensioni di attività.
Appare quindi logica e matematica deduzione che è in atto la realizzazione di impianti di incenerimento sovradimensionati nel complesso per non meno di 1.5 milioni di tonnellate/anno di materiale che non potrà essere in nessun caso prodotto all'interno della Regione Campania. La conferma della sovrastima delle biomasse disponibili proviene dalle stesse ditte che in vari casi (Postiglione, S. Vitaliano) sinora esplicitamente dichiarano che la biomassa necessaria sarà comprata e trasportata dall'estero (olio di girasole dalla Romania, ecc)
Tale cifra complessiva è purtroppo terribilmente e spaventosamente vicina a quanto stimato dalle indagini della Magistratura come movimento complessivo di smaltimento di rifiuti industriali provenienti da altre Regioni di Italia (prevalentemente dal Nord industriale) e sinora destinate a discariche illegali ma anche legali ( vedi Pianura) cioè non inferiore al milione di tonnellate/anno per gli anni considerati dalle indagini.
Non esiste Nazione, Stato o Regione al mondo che realizzi sul proprio territorio impianti di incenerimento sovradimensionati alle proprie esigenze, sulla base del principio di legge europeo di incentivare la riduzione e il riciclo e non l'inverso, ed evitare soprattutto di incenerire indifferenziatamente anche rifiuti tossici e/o pericolosi.
Si precisa altresì che, di sola acqua necessaria per il raffreddamento e la manutenzione di una impiantistica di tale portata, sarà necessaria una portata di acqua pari a non meno il 10% del fabbisogno idrico di una città come Napoli in una Regione che tende alla desertificazione di una percentuale del proprio territorio regionale non inferiore al 7%.
Come beffa finale, si precisa ancora che l'unico impianto non previsto di incenerimento sul territorio campano è invece quello per rifiuti speciali ospedalieri per una necessità non superiore alle 20.000 tonnellate/anno, ciò che impone alle vuote casse regionali ulteriori e gravose spese per smaltimento extraregionale di tali rifiuti (all'incirca non meno di 250 milioni di euro/anno). In questi giorni, abbiamo visto presente anche all'interno dei treni di rifiuti urbani semplici inviati all'estero (caso treni radioattivi ad Amburgo) tale categoria di rifiuti alimentando ulteriori e concreti dubbi sulle loro modalità di smaltimento intraregionale in presenza di impianti di incenerimento indifferenziato cosi enormemente sovradimensionati o di discariche non strettamente controllate.
Tali considerazioni, in ogni caso perfettamente logiche, lanciano una luce sinistra quanto tragica sulle motivazioni di questa palesemente realizzata ad arte "emergenza rifiuti" che vive anche oggi la Regione Campania. In conclusione, questo palese, tossico, gravissimo e fuorilegge "GIGANTISMO" impiantistico della Regione Campania con una previsione per la sola Napoli di inceneritori per tremila tonnellate/giorno rispetto alle 1.500 di RSU prodotti (inceneritori di Barcellona + Vienna = 500mila tonnellate/anno per due milioni di persone ciascuno; Acerra + Napoli est = 1 milione di tonnellate/anno per 1 milione di persone complessivo!), impone una ultima, atroce e terribile, domanda: dopo essere stata per gli ultimi vent'anni almeno la "pattumiera dei rifiuti industriali di Italia" (Magistrato Aldo De Chiara) ora, per chi dovrà bruciare la Campania?
Antonio Marfella
Considerato che:
a) Il recente Decreto Legge emanato dal Consiglio dei Ministri il 24 maggio 2008 prevede in Campania la installazione di 4 inceneritori per rifiuti indicando la portata di uno solo dei 4 (Acerra = 600.000 tonnellate/anno) . Dati ufficiosi sulla portata degli altri tre prevedono :
1) Salerno : 600.000 tonnellate/anno
2) S.Maria La Fossa : 400.000 tonnellate/anno
3) Napoli (est o ovest) : 400.000 tonnellate/anno
Per un totale quindi di 2 milioni di tonnellate/anno di portata per rifiuti solidi urbani.
b) il PIANO PASER 2007 (evidentemente non a conoscenza del Governo……) di sviluppo regionale della Regione Campania prevede altresì lo sviluppo di una serie di impianti di cosiddetto incerimento di biomasse sulla base di una stima di biomasse disponibili in Campania pari ad oltre 3,4 milioni di tonnellate/anno di biomasse disponibili, elaborata nel marzo del 2007. La disponibilità di biomasse stimata dalla stessa regione Campania nell'ottobre del 2006 si aggirava invece su 1.5 milioni di tonnellate di biomasse/anno rispetto ad una realtà disponibile che, su stima della comunità di agronomi della Provincia di Benevento, non supera invece le 600.000 tonnellate/anno complessive reali. Si ricorda infatti che la stima di 3.4 milioni di tonnellate/anno di biomasse disponibili è pari a quanto stimato per la Regione Baviera (la Regione piu' boscosa di Europa) e all'incirca pari al 50% di quanto stimato disponibile in Germania! Sulla base di questa palese quanto falsa sovrastima di biomasse quindi sono in fase di avanzata progettazione/costruzione una serie di sovradimensionati impianti a biomasse distribuiti per la intera Regione Campania ma con maggiore concentrazione sempre nelle Province di Napoli e Caserta (Pignataro Maggiore, S. Vitaliano, S. Salvatore Telesino, Reino, Postiglione, Atena Lucana, ecc. ecc.) con portate variabili da un minimo di 40.000 tonnellate/anno ad un massimo di 150.000 tonnellate/anno (Pignataro Maggiore, Atena Lucana), per una "potenza di fuoco" complessiva non inferiore a 1.5 milioni di tonnellate/anno complessive. La somma totale a regime di tutta questa serie di impiantistica "inceneritoristica" porta quindi ad una portata complessiva, in un Regione come la Campania (che sinora non ha visto la costruzione di un solo inceneritore a norma), pari a non meno di 3.5 milioni di tonnellate/anno di materiale da incenerire tra rifiuti e biomasse e si ricorda che in base a un decreto legge anche le cosiddette "ecoballe" sono potenzialmente in grado di essere riconducibili a biomasse da incenerire per termovalorizzazione.
c) La Campania produce circa 2.800.000 tonnellate/anno di rifiuti urbani cui si vanno ad aggiungere circa 6 milioni di tonnellate di cosiddette "ecoballe" attualmente depositate senza altra precauzione in vari siti dispersi per il territorio ( in particolare Taverna del Re nel Casertano definita dalla Magistratura "discarica a cielo aperto non a norma") per un totale quindi di circa 9 milioni di rifiuti da smaltire ( non necessariamente tramite incenerimento). Una volta smaltita questa quantità di rifiuti , sulla base delle vigenti norme di legge europee ed italiane , la quota da smaltire, escluso la frazione da riciclare e compostare, non supera però la quota di 600.000 tonnellate/anno come confermato dall'assessore all'Ambiente in carica Walter Ganapini!
Ammessa quindi la necessità, non obbligatoria per legge, di smaltire per incenerimento anche i 6 milioni di ecoballe, ne consegue che la attuale portata degli impianti previsti è ampiamente in grado di raggiungere e completare lo smaltimento per incenerimento entro due, massimo tre anni dalla realizzazione di tali impianti, (come infatti dichiarato in piu' occasioni anche dal Presidente del Consiglio) ma che quindi, per contratti non inferiori ai venti anni di esercizio, la Campania , in totale contrasto con tutte le normative di legge vigenti, sia italiane che europee, e in piena e totale violazione di qualunque trattato internazionale di riduzione di CO2, si avvia a disporre di una impiantistica di incenerimento complessiva pari a pressocche' il 100% della sua reale disponibilità di produzione annua di materiale da incenerire ( 2.800.000 tonnellate di rifiuti piu' circa 600.000 tonnellate reali di biomasse = circa 3.4 milioni di tonnellate/anno!) .
Ammettendo nel contempo la partenza e la realizzazione di congruo numero di impianti di compostaggio e di un minimo di raccolta differenziata, stimabile al 35% l'una (900.000 tonnellate/anno) e almeno al 20% l'altra (600.000 tonnellate/anno) ne consegue un evidente sovradimensionamento di tutta la impiantistica prevista di circa almeno 1.5 milioni di tonnellate/anno per non meno di 17 - 18 anni di esercizio per impianti che funzionano ininterrottamente sulle 24 ore senza possibilità di sospensioni di attività.
Appare quindi logica e matematica deduzione che è in atto la realizzazione di impianti di incenerimento sovradimensionati nel complesso per non meno di 1.5 milioni di tonnellate/anno di materiale che non potrà essere in nessun caso prodotto all'interno della Regione Campania. La conferma della sovrastima delle biomasse disponibili proviene dalle stesse ditte che in vari casi (Postiglione, S. Vitaliano) sinora esplicitamente dichiarano che la biomassa necessaria sarà comprata e trasportata dall'estero (olio di girasole dalla Romania, ecc)
Tale cifra complessiva è purtroppo terribilmente e spaventosamente vicina a quanto stimato dalle indagini della Magistratura come movimento complessivo di smaltimento di rifiuti industriali provenienti da altre Regioni di Italia (prevalentemente dal Nord industriale) e sinora destinate a discariche illegali ma anche legali ( vedi Pianura) cioè non inferiore al milione di tonnellate/anno per gli anni considerati dalle indagini.
Non esiste Nazione, Stato o Regione al mondo che realizzi sul proprio territorio impianti di incenerimento sovradimensionati alle proprie esigenze, sulla base del principio di legge europeo di incentivare la riduzione e il riciclo e non l'inverso, ed evitare soprattutto di incenerire indifferenziatamente anche rifiuti tossici e/o pericolosi.
Si precisa altresì che, di sola acqua necessaria per il raffreddamento e la manutenzione di una impiantistica di tale portata, sarà necessaria una portata di acqua pari a non meno il 10% del fabbisogno idrico di una città come Napoli in una Regione che tende alla desertificazione di una percentuale del proprio territorio regionale non inferiore al 7%.
Come beffa finale, si precisa ancora che l'unico impianto non previsto di incenerimento sul territorio campano è invece quello per rifiuti speciali ospedalieri per una necessità non superiore alle 20.000 tonnellate/anno, ciò che impone alle vuote casse regionali ulteriori e gravose spese per smaltimento extraregionale di tali rifiuti (all'incirca non meno di 250 milioni di euro/anno). In questi giorni, abbiamo visto presente anche all'interno dei treni di rifiuti urbani semplici inviati all'estero (caso treni radioattivi ad Amburgo) tale categoria di rifiuti alimentando ulteriori e concreti dubbi sulle loro modalità di smaltimento intraregionale in presenza di impianti di incenerimento indifferenziato cosi enormemente sovradimensionati o di discariche non strettamente controllate.
Tali considerazioni, in ogni caso perfettamente logiche, lanciano una luce sinistra quanto tragica sulle motivazioni di questa palesemente realizzata ad arte "emergenza rifiuti" che vive anche oggi la Regione Campania. In conclusione, questo palese, tossico, gravissimo e fuorilegge "GIGANTISMO" impiantistico della Regione Campania con una previsione per la sola Napoli di inceneritori per tremila tonnellate/giorno rispetto alle 1.500 di RSU prodotti (inceneritori di Barcellona + Vienna = 500mila tonnellate/anno per due milioni di persone ciascuno; Acerra + Napoli est = 1 milione di tonnellate/anno per 1 milione di persone complessivo!), impone una ultima, atroce e terribile, domanda: dopo essere stata per gli ultimi vent'anni almeno la "pattumiera dei rifiuti industriali di Italia" (Magistrato Aldo De Chiara) ora, per chi dovrà bruciare la Campania?
Antonio Marfella
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sabato 7 giugno 2008
I cattivoni del nord... e il governo del nord
Dopo la recente esternazione del presidente Napolitano, basata su fatti oggettivi e accertati, la canaglia leghista ha provato a balbettare qualcosa in sua difesa. Ci ha pensato Castelli con una battuta autoironica.
La risposta pacata è già arrivata dal presidente Napolitano "leggete gli atti parlamentari"; noi aggiungiamo e ricordiamo la sentenza di condanna del giudice di Venezia del febbraio scorso il cui resoconto fu da noi pubblicato in questo blog
all' indirizzo http://sudpensiero.blogspot.com/2008/02/giudice-di-venezia-condanna-i.html
La risposta pacata è già arrivata dal presidente Napolitano "leggete gli atti parlamentari"; noi aggiungiamo e ricordiamo la sentenza di condanna del giudice di Venezia del febbraio scorso il cui resoconto fu da noi pubblicato in questo blog
all' indirizzo http://sudpensiero.blogspot.com/2008/02/giudice-di-venezia-condanna-i.html
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sabato 10 maggio 2008
Volare basso
Alleghiamo una riflessione di Nicola Zitara,
uno dei pochi coerenti ed esperti meridionalisti dei nostri giorni.
NEL BLU DIPINTO DI BLU (Nicola Zitara)
Il miracolo economico italiano s'irradiava altrove, tra Torino, Milano e Genova, qui arrivavano solo gli echi della nuova civiltà materiale che stava nascendo. L'Italia si accorciava. Per raggiungere in treno una delle città citate non occorreva più cambiare a Roma. Era stato inaugurato il "Treno del Sole", con la vettura-cuccette, e già si mettevano le prime pietre all'Autostrada del sole. La guerra aveva cambiato il mondo occidentale da così a così, ma a ciascuno di noi sembrava d'essere lui l'artefice del cambiamento. 'Volare nel blu, dipinto di blu', è stato un sogno di potenza del singolo, della libertà individuale conquistata, affermata, proclamata dai soldi in tasca. "Penso, dunque sono", aveva detto Cartesio al mondo dei colti quattro secoli prima, "Volo, dunque sono", cantò Modugno, di cui in questi giorni è stato celebrato l’anniversario, a noi contemporanei.
Andavamo e tornavamo da Milano. Milano era una tana di formichine operose, mosse dal comando del danaro, ciò fino alle sei di sera. Il danaro non era danaro, ma libertà che si conquistava a partire dalle sette di sera, svolazzando quali prosaici Modugno da un bar all'altro, per parlare di sport e di politica. Anche il patriarca di Venezia, Angelo Roncalli, aveva preso il vento e orientava le vele dell'Ecclesia verso gli uomini di fede che giravano in look proletari per le strade cittadine, con gran sconcerto delle beghine e dei bacchettoni che ingrigivano le chiese. Il ventenne ex zappatore, arrivato dalla Calabria qualche anno prima, andava sue e giù per Corso Buenos Aires portando delle scarpe bianche e nere, come Al Capone trent'anni prima. Per strada era scrutato come il parvenu alla civiltà, ma quando interveniva all'assemblea della Camera del Lavoro, in sala non volava una mosca.
I vecchi compagni operai dei Navigli e del Lambro erano per "Nord e Sud uniti nella lotta". Imponevano il silenzio necessario perché egli potesse balbettare il suo pensiero, e perché loro in tal modo sapessero come era il mondo, se visto dalla parte della porta di servizio. Si parlò di interclassismo, il Partito socialista rinculò verso il riformismo, i comunisti, sulla scia di Gramsci, presero a pasticciare tra l'internazionalismo proletario e i cosiddetti valori del Risorgimento.
Passarono gli anni, si arrivò alla scolarizzazione di massa, i padroni del vapore rinunciarono ai manganelli della Celere e adottarono la vaselina marca 'Il Mondo', 'L'espresso', 'La stampa' di Torino. L'entusiasmo politico degradò a voto clientelare, il socialismo a diritto di parcheggiare la macchina sul marciapiedi. “L’utero è mio e me lo gestisco io” prese il posto della giustizia sociale.
Nessuno che avesse rispetto di sé è volato nel blu dipinto di blu. Modugno s'ingannò e ci ingannò, ci siamo coperti di fango con le nostre stesse mani. I contadini sono usciti dalla terra con la lupara in mano e oggi consolano con la polvere di fiori esotici la noia del vivere borghese alieno al piacere del lavoro e senza ambizioni. Gli operai muoiono d'“infiammazione”, come Giordano Bruno. Ci rivoltoliamo nei decimali del prodotto interno lordo. I giovani si autoincensano all’Isola dei Famosi, quasi settecenteschi cicisbei incipriati alla corte del Luigi XVI. Quelli che si credono migliori e destinati a grandi cose girano il mondo a imparare come si trucca un bilancio o come si depredano i fondi degli enti pensionistici. I più vitali confondono l'erotismo con la libertà. I padroni credono d’essere degli Aristidi alla battaglia di Maratona. L'idea di Stato è morta e il globo viene governato da un migliaio di broker semianalfabeti, che hanno vinto una scommessa al rialzo alla borsa di New York.
La vita si vive una volta soltanto, e il mondo che la rende possibile merita un grande rispetto. Volare? Certo, ma come le farfalle, non come l'anòfele intorno al pantano.
uno dei pochi coerenti ed esperti meridionalisti dei nostri giorni.
NEL BLU DIPINTO DI BLU (Nicola Zitara)
Il miracolo economico italiano s'irradiava altrove, tra Torino, Milano e Genova, qui arrivavano solo gli echi della nuova civiltà materiale che stava nascendo. L'Italia si accorciava. Per raggiungere in treno una delle città citate non occorreva più cambiare a Roma. Era stato inaugurato il "Treno del Sole", con la vettura-cuccette, e già si mettevano le prime pietre all'Autostrada del sole. La guerra aveva cambiato il mondo occidentale da così a così, ma a ciascuno di noi sembrava d'essere lui l'artefice del cambiamento. 'Volare nel blu, dipinto di blu', è stato un sogno di potenza del singolo, della libertà individuale conquistata, affermata, proclamata dai soldi in tasca. "Penso, dunque sono", aveva detto Cartesio al mondo dei colti quattro secoli prima, "Volo, dunque sono", cantò Modugno, di cui in questi giorni è stato celebrato l’anniversario, a noi contemporanei.
Andavamo e tornavamo da Milano. Milano era una tana di formichine operose, mosse dal comando del danaro, ciò fino alle sei di sera. Il danaro non era danaro, ma libertà che si conquistava a partire dalle sette di sera, svolazzando quali prosaici Modugno da un bar all'altro, per parlare di sport e di politica. Anche il patriarca di Venezia, Angelo Roncalli, aveva preso il vento e orientava le vele dell'Ecclesia verso gli uomini di fede che giravano in look proletari per le strade cittadine, con gran sconcerto delle beghine e dei bacchettoni che ingrigivano le chiese. Il ventenne ex zappatore, arrivato dalla Calabria qualche anno prima, andava sue e giù per Corso Buenos Aires portando delle scarpe bianche e nere, come Al Capone trent'anni prima. Per strada era scrutato come il parvenu alla civiltà, ma quando interveniva all'assemblea della Camera del Lavoro, in sala non volava una mosca.
I vecchi compagni operai dei Navigli e del Lambro erano per "Nord e Sud uniti nella lotta". Imponevano il silenzio necessario perché egli potesse balbettare il suo pensiero, e perché loro in tal modo sapessero come era il mondo, se visto dalla parte della porta di servizio. Si parlò di interclassismo, il Partito socialista rinculò verso il riformismo, i comunisti, sulla scia di Gramsci, presero a pasticciare tra l'internazionalismo proletario e i cosiddetti valori del Risorgimento.
Passarono gli anni, si arrivò alla scolarizzazione di massa, i padroni del vapore rinunciarono ai manganelli della Celere e adottarono la vaselina marca 'Il Mondo', 'L'espresso', 'La stampa' di Torino. L'entusiasmo politico degradò a voto clientelare, il socialismo a diritto di parcheggiare la macchina sul marciapiedi. “L’utero è mio e me lo gestisco io” prese il posto della giustizia sociale.
Nessuno che avesse rispetto di sé è volato nel blu dipinto di blu. Modugno s'ingannò e ci ingannò, ci siamo coperti di fango con le nostre stesse mani. I contadini sono usciti dalla terra con la lupara in mano e oggi consolano con la polvere di fiori esotici la noia del vivere borghese alieno al piacere del lavoro e senza ambizioni. Gli operai muoiono d'“infiammazione”, come Giordano Bruno. Ci rivoltoliamo nei decimali del prodotto interno lordo. I giovani si autoincensano all’Isola dei Famosi, quasi settecenteschi cicisbei incipriati alla corte del Luigi XVI. Quelli che si credono migliori e destinati a grandi cose girano il mondo a imparare come si trucca un bilancio o come si depredano i fondi degli enti pensionistici. I più vitali confondono l'erotismo con la libertà. I padroni credono d’essere degli Aristidi alla battaglia di Maratona. L'idea di Stato è morta e il globo viene governato da un migliaio di broker semianalfabeti, che hanno vinto una scommessa al rialzo alla borsa di New York.
La vita si vive una volta soltanto, e il mondo che la rende possibile merita un grande rispetto. Volare? Certo, ma come le farfalle, non come l'anòfele intorno al pantano.
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martedì 6 maggio 2008
Imperdibile sintesi del problema rifiuti in Campania
Ieri sulla La7, nel programma di Ilaria D'Amico, EXIT alla presenza di ospiti di notevole caratura con molto equilibrio si è dato spazio alla verità sui rifiuti campani. Per chi vuole rivedere il servizio è disponibile all' indirizzo:
http://www.la7.it/blog/post_dettaglio.asp?ord=1&idblog=ILARIA_DAMICO_-_Exit_15&id=2256#commenti
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sabato 26 aprile 2008
Nuovi briganti in difesa dell' acqua
Come all' indomani della unificazione nazionale si stanno oggi risvegliando gli interessi stranieri sui beni demaniali e ambientali delle comunità locali, ma fortunatamente ci sono ancora gli eredi dei briganti a difesa dei beni comuni.
In allegato il comunicato del sindaco di Rotonda (PZ) che ha vinto la battaglia contro la privatizzazione dell' acqua nel suo comune.
Rotonda, 11 aprile 2008
A tutte le famiglie di Rotonda
Care/i concittadine/i,
la lotta intrapresa da tempo dalla nostra comunità, finalizzata alla rivendicazione della gestione delle risorse idriche comunali, è giunta ad una svolta.
L’Amministarzione comunale, facendo seguito a quanto stabilito all’unanimità nel corso dell’assemblea consiliare del 2 marzo 2008, recependo integralmente la volontà dei numerosissimi cittadini presenti, con ordinanze sindacali n° 13 e 14 del 6 e 7 aprile 2008, si è riappropriata di tutte le reti idriche comunali e dei relativi serbatoi in precedenza detenuti da Acquedotto Lucano s.p.a.
Immediatamente, gli uffici hanno effettuato i primi controlli al fine di constatare lo stato di conservazione delle strutture e definire la qualità biologica dell’acqua distribuita nelle nostre case.
Dai primi controlli è emersa una situazione di estrema criticità dell’intero sistema: reti fatiscenti, strutture pericolanti, serbatoi di accumulo in stato di assoluto abbandono e, in alcuni casi, la presenza nell’acqua di numerose colonie di colibatteri dovuti alla totale mancanza di clorazione.
Ciò ha comportato l’iimediata assunzione da parte dell’Ente di provvedimenti urgenti atti a garantire la sicurezza dei luoghi assicurando l’igiene e la salute pubblica.
Nonostante tale fondamentale e, per molti versi, storico risultato, è necessario continuare ad impegnarci, definendo ed attuando ogni azione utile e necessaria a garantire definitivamente alla nostra comunità e alle future generazioni il diritto all’utilizzo del bene più prezioso che il Signore ha voluto donarci: l’acqua.
Per questo motivo desidero invitarvi a partecipare alla seduta del Consiglio Comunale di Rotonda che si terrà domenica 20 aprile 2008 alle ore 18,30 in Piazza Vittorio Emanuele, nel corso del quale, così come per il passato, definiremo insieme le azioni successive da intraprendere.
Nel salutarvi, invitandovi a presenziare ai lavori consiliari, desidero cogliere l’occasione per ringraziare tutti i cittadini, i rappresentanti del Comitato civico "l’Acqua è mezzo pane" e, in particolare, i tanti anziani che con la loro presenza ininterrotta al presidio pubblico organizzato innanzi alla casa comunale, con grande spirito di sacrificio, accettando e superando disagi ed avversità, hanno dato forza alle nostre leggittime rivendicazioni, testimoniando il senso civico e l’orgoglio di un popolo capace di ribellarsi e di lottare per affermare i propri diritti e le proprie ragioni.
Il Sindaco
Giovanni Pandolfi
In allegato il comunicato del sindaco di Rotonda (PZ) che ha vinto la battaglia contro la privatizzazione dell' acqua nel suo comune.
Rotonda, 11 aprile 2008
A tutte le famiglie di Rotonda
Care/i concittadine/i,
la lotta intrapresa da tempo dalla nostra comunità, finalizzata alla rivendicazione della gestione delle risorse idriche comunali, è giunta ad una svolta.
L’Amministarzione comunale, facendo seguito a quanto stabilito all’unanimità nel corso dell’assemblea consiliare del 2 marzo 2008, recependo integralmente la volontà dei numerosissimi cittadini presenti, con ordinanze sindacali n° 13 e 14 del 6 e 7 aprile 2008, si è riappropriata di tutte le reti idriche comunali e dei relativi serbatoi in precedenza detenuti da Acquedotto Lucano s.p.a.
Immediatamente, gli uffici hanno effettuato i primi controlli al fine di constatare lo stato di conservazione delle strutture e definire la qualità biologica dell’acqua distribuita nelle nostre case.
Dai primi controlli è emersa una situazione di estrema criticità dell’intero sistema: reti fatiscenti, strutture pericolanti, serbatoi di accumulo in stato di assoluto abbandono e, in alcuni casi, la presenza nell’acqua di numerose colonie di colibatteri dovuti alla totale mancanza di clorazione.
Ciò ha comportato l’iimediata assunzione da parte dell’Ente di provvedimenti urgenti atti a garantire la sicurezza dei luoghi assicurando l’igiene e la salute pubblica.
Nonostante tale fondamentale e, per molti versi, storico risultato, è necessario continuare ad impegnarci, definendo ed attuando ogni azione utile e necessaria a garantire definitivamente alla nostra comunità e alle future generazioni il diritto all’utilizzo del bene più prezioso che il Signore ha voluto donarci: l’acqua.
Per questo motivo desidero invitarvi a partecipare alla seduta del Consiglio Comunale di Rotonda che si terrà domenica 20 aprile 2008 alle ore 18,30 in Piazza Vittorio Emanuele, nel corso del quale, così come per il passato, definiremo insieme le azioni successive da intraprendere.
Nel salutarvi, invitandovi a presenziare ai lavori consiliari, desidero cogliere l’occasione per ringraziare tutti i cittadini, i rappresentanti del Comitato civico "l’Acqua è mezzo pane" e, in particolare, i tanti anziani che con la loro presenza ininterrotta al presidio pubblico organizzato innanzi alla casa comunale, con grande spirito di sacrificio, accettando e superando disagi ed avversità, hanno dato forza alle nostre leggittime rivendicazioni, testimoniando il senso civico e l’orgoglio di un popolo capace di ribellarsi e di lottare per affermare i propri diritti e le proprie ragioni.
Il Sindaco
Giovanni Pandolfi
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domenica 20 aprile 2008
Vittoria del voto utile, perde la Politica
Queste elezioni hanno visto l' uscita di scena della Politica con la P maiuscola; infatti sia la destra che la sinistra storica sono state emarginate e lasciate fuori dal parlamento. Trionfano i partiti che inseguono utilità personalistiche o territorialistiche (PDL e LEGA); seguono in minoranza quelli che si sono adeguati tardivamente a questa logica scimmiottando le parole degli altri. L' inseguimento del voto utile da parte dei contendenti, ha fatto stravincere il vincitore e straperdere il PD; infatti quest' ultimo ha cannibalizzato i suoi simili (SA) pur di ottenere consensi. Il quadro è triste per la democrazia perchè il vincitore in parlamento si ritroverà solo come Napoleone a Mosca, in un parlamento deserto senza vera opposizione, nè garanti politici di un certo peso dalla propria parte. Ogni decisione ottenibile tecnicamente con maggioranza certa sarà quindi accompagnta dal sospetto di mancato consenso nazionale.
Paradossalmente malgrado lo spostamento tecnico da sinistra a destra del governo, si è avuto un arretramento della democraticità del paese, perchè la politica si fa con le idee non inseguendo le utilità.
Paradossalmente malgrado lo spostamento tecnico da sinistra a destra del governo, si è avuto un arretramento della democraticità del paese, perchè la politica si fa con le idee non inseguendo le utilità.
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sabato 12 aprile 2008
Restituite 573 schede elettorali a Napolitano
Da Marigliano(NA) sono state raccolte e consegnate a Roma alla Presidenza della Repubblica le schede elettorali di alcuni cittadini di Marigliano; il plico era accompagnato da una lettera firmata da tutti cittadini che ne spiegavano le ragioni essenzialmente legate alla crisi rifiuti nel triangolo Nola Acerra Marigliano. Prontamente le schede sono state riconsegnate al Sindaco di Marigliano da parte della Presidenza della Repubblica. Essendo prematuro il giudizio politico sul gesto dei cittadini e sul rifiuto della Presidenza, aspettiamo gli eventi postelettorali.
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giovedì 10 aprile 2008
A Forlì il primo processo contro inceneritori

Un bambino di 11 anni, vive accanto ad un inceneritore, ha un tumore maligno. Tra colpi di perizie, dopo un esposto di associazioni di ambientalisti ed un comitato di genitori, del fattaccio si occupa ora la magistratura.
Anzi gli inceneritori sono due, a poca distanza l’uno dall’altra. Gli impianti di Forlì sono da tempo nel mirino degli ambientalisti. Non a caso è proprio da quella città che è partita la crociata dei medici per l’ambiente grazie a Patrizia Gentilini.
Certo la decina dei cittadini che abitano vicino agli impianti non ci speravano proprio che la vicenda assumesse quel clamore sui giornali. Ma le associazioni che lottano contro il raddoppio delle linee di produzione ( WWf Forlì e Clan-Destino) sono state pronte ed ecco ora indagati i responsabili degli impianti di Hera, Claudio Draghi ed Enzo Mengozzi. I cittadini sono difesi da due medici oncologici.
L’azienda è tranquilla, dicono alla Hera. I parametri sono rispettati. Sorge sempre il sospetto che sia la legge sbagliata che ha fissato questi parametri.
Perche se si riuscirà a dimostrare il nesso causale di questi impianti, dovremo ridiscutere tutto. Il principio di precauzione, imposto dalle direttive europee per gli industriali italiani, appare una bestemmia mentre si dovrebbe applicare proprio a partire dall’infanzia, la più esposta ai danni ambientali.
Questi strumenti usati per distruggere scorie e rifiuti sono costati all’Italia la condanna dell’Europa, per averli messi in piedi senza valutazione di impatto ambientale, oltre che un enorme spreco di denaro pubblico, stornato dai fondi del Cip6/92.
Le ultime nuove sul processo in questione riportano che nell' incontro per l' assegnazione dell' incarico per l' incidente probatorio per la vicenda degli inceneritori di Forlì si è deciso:
- di respingere le istanze dei difensori che volevano riconoscere come parte offesa SOLO i genitori del bambino, ma accolti tutti i ricorrenti e le associazioni ambientaliste in quanto portatrici di valori "super-individuali";
-di confermare tutti i periti;
-avanzata dallo stesso GIP la richiesta di accedere a tutti i dati epidemiologici e statistici;
-affermata la priorità delle verifiche ambientali prima di procedere agli accertamenti sanitari.
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mercoledì 2 aprile 2008
La Sinistra e il Mezzogiorno
L' Istat dice che i giovani italiani nascono ormai solo a sud
(quelli del nord sono in maggioranza figli di meridionali); su
questo dato di fatto si può affermare che oggi più che mai il
futuro del paese passa da sud. I diritti negati del lavoro
(disoccupazione e lavoro senza norme di sicurezza), l’ ambiente
indifeso dalle pubbliche istituzioni (crisi rifiuti in
Campania); aspettano lo sguardo di una sinistra genuina e
ambientalista, naturalmente rivolti al sud del paese. L’
abbandono, o meglio tradimento, del centro sinistra di bassolino
verso il sud fanno sì che questa compagine sotto il simbolo
dell’ arcobaleno sia l’ ultima opportunità per tutti; per la
sinistra verso il mezzogiorno e del mezzogiorno verso il resto
del paese. Non credo sinceramente che i meridionali possano
ulteriormente far credito al sistema nazionale dei partiti,
sinistra compresa, se anche questa ultima chance fosse mancata
per lo sviluppo del mezzogiorno.
Mi aspetto meno ideologismi e più azioni di sostegno e
perequazione nord-sud. Francesco
(quelli del nord sono in maggioranza figli di meridionali); su
questo dato di fatto si può affermare che oggi più che mai il
futuro del paese passa da sud. I diritti negati del lavoro
(disoccupazione e lavoro senza norme di sicurezza), l’ ambiente
indifeso dalle pubbliche istituzioni (crisi rifiuti in
Campania); aspettano lo sguardo di una sinistra genuina e
ambientalista, naturalmente rivolti al sud del paese. L’
abbandono, o meglio tradimento, del centro sinistra di bassolino
verso il sud fanno sì che questa compagine sotto il simbolo
dell’ arcobaleno sia l’ ultima opportunità per tutti; per la
sinistra verso il mezzogiorno e del mezzogiorno verso il resto
del paese. Non credo sinceramente che i meridionali possano
ulteriormente far credito al sistema nazionale dei partiti,
sinistra compresa, se anche questa ultima chance fosse mancata
per lo sviluppo del mezzogiorno.
Mi aspetto meno ideologismi e più azioni di sostegno e
perequazione nord-sud. Francesco
sabato 22 marzo 2008
Venerdì di passione a Marigliano
(Nunzia Lombardi, comitato difesa Salute e Ambiente)
Questa sera (21 marzo) ore 20,30 sono arrivati presso il sito di
stoccaggio di Marigliano 5 camion che trasportavano balle di
rifiuti. A presidiare il sito c'erano circa 100 persone che si
sono sedute al centro della strada ostacolandone l'ingresso. La
polizia ha ovviamente sollevato le persone e le ha spostate di
peso.
Non ci sono stati incidenti né problemi, solo qualche schiaffo a
danno dei manifestanti. La notizia interessante è che non
risulta essere collaudato il sito. Ancora una volta quindi lo
Stato difende i poteri forti, piuttosto che una popolazione
distrutta ed avvilita.
Questa sera (21 marzo) ore 20,30 sono arrivati presso il sito di
stoccaggio di Marigliano 5 camion che trasportavano balle di
rifiuti. A presidiare il sito c'erano circa 100 persone che si
sono sedute al centro della strada ostacolandone l'ingresso. La
polizia ha ovviamente sollevato le persone e le ha spostate di
peso.
Non ci sono stati incidenti né problemi, solo qualche schiaffo a
danno dei manifestanti. La notizia interessante è che non
risulta essere collaudato il sito. Ancora una volta quindi lo
Stato difende i poteri forti, piuttosto che una popolazione
distrutta ed avvilita.
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giovedì 20 marzo 2008
Stasera si decide il futuro della salute di Marigliano
(di Nunzia Lombardi)
Il sito di Marigliano è ultimato, siamo in attesa del collaudo e poi entro 24 h arrivano le balle... Chiediamo a quanti condividono la nostra battaglia di venire a sostenerci cercando di fermare o di rallentare l'arrivo delle balle nel sito del depuratore a Boscofangone.
Ricordo che il sindaco di Marigliano ieri ha firmato un accordo con il Commissariato barattando la bonifica (che sarebbe un nostro diritto) con le balle (che sono il nostro ulteriore inquinamento). Noi non ci stiamo. Noi crediamo che il sito sia inidoneo e per questo cercheremo in modo pacifico di bloccare l'arrivo delle balle oltre al fatto che chiediamo una bonifica immediata dei territori.
Padre Alex Zanotelli sarà con noi davanti ai camion. Abbiamo invitato i lavoratori dell'Alenia e stiamo contattando gli agricoltori. stasera (mercoledì) ore 8 riunione a Polvica in piazza. Domani (giovedì) ore 8,30 riunione a Marigliano in piazza Venerdì tutta la giornata mobilitazione a boscofangone. Venite, e non venite soli, diffondete la notizia il più possibile.
Nunzia Lombardi
Il sito di Marigliano è ultimato, siamo in attesa del collaudo e poi entro 24 h arrivano le balle... Chiediamo a quanti condividono la nostra battaglia di venire a sostenerci cercando di fermare o di rallentare l'arrivo delle balle nel sito del depuratore a Boscofangone.
Ricordo che il sindaco di Marigliano ieri ha firmato un accordo con il Commissariato barattando la bonifica (che sarebbe un nostro diritto) con le balle (che sono il nostro ulteriore inquinamento). Noi non ci stiamo. Noi crediamo che il sito sia inidoneo e per questo cercheremo in modo pacifico di bloccare l'arrivo delle balle oltre al fatto che chiediamo una bonifica immediata dei territori.
Padre Alex Zanotelli sarà con noi davanti ai camion. Abbiamo invitato i lavoratori dell'Alenia e stiamo contattando gli agricoltori. stasera (mercoledì) ore 8 riunione a Polvica in piazza. Domani (giovedì) ore 8,30 riunione a Marigliano in piazza Venerdì tutta la giornata mobilitazione a boscofangone. Venite, e non venite soli, diffondete la notizia il più possibile.
Nunzia Lombardi
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mercoledì 19 marzo 2008
Bonifica dei terreni in cambio di avvelenamento dell' aria?
Il sindaco di Marigliano ha ottenuto dal commissariato straordinario rifiuti, in cambio del pacifico stoccaggio delle ecoballe (ridotte a sole 40mila) la promessa di bonifica dei territori, che era comunque un atto dovuto. A distanza di poco Prodi ha confermato a De Gennaro che lo stato di emergenza terminerà il 7 Maggio p.v. Il cedimento della resistenza contro le ecoballe è stato determinato a dire del sindaco dalla mancanza del "muro umano" contro le ecoballe, ovvero l' indifferenza di molti cittadini al problema rei di non avrebbero rinforzato i presidi. Il sindaco con questo accordo spera di poter avviare il progetto comunale, che farebbe di Marigliano un polo florovivaistico, liddove prima vi era una coltura agricola e di ortaggi di primo ordine.
Lo stoccaggio delle ecoballe a due passi da Acerra, è un assist al costruendo inceneritore. Il registro nazionale tumori si arricchirà di altri morti Mariglianesi; perchè i PCB, le diossine, i furani e le nano particelle saranno di casa anche a Marigliano. Numeri che si aggiungono a numeri o vite spezzate ?
Che Dio stramaledica Prodi e i nemici della Campania.
Lo stoccaggio delle ecoballe a due passi da Acerra, è un assist al costruendo inceneritore. Il registro nazionale tumori si arricchirà di altri morti Mariglianesi; perchè i PCB, le diossine, i furani e le nano particelle saranno di casa anche a Marigliano. Numeri che si aggiungono a numeri o vite spezzate ?
Che Dio stramaledica Prodi e i nemici della Campania.
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lunedì 10 marzo 2008
E' tornato Don Raffaè
Nell' articolo publicato sull' espresso del 3 Marzo 2008; tutti gli affari del leghista siciliano Don Raffaele Lombardo.. De Andrè ci rifarebbe una canzone sicuramente.
da “L’espresso” (03 marzo 2008)
"Assunzioni. Consulenze. Clientele. Dalla sanità agli enti pubblici. Così il leader dell’Mpa ha costruito il suo sistema di potere. Che piace a Silvio Berlusconi. Per vincere la sfida in Sicilia Una veduta di Catania.
La lettera della Tor di Valle Costruzioni porta la data del 21 gennaio e accusa la Provincia di non essere riuscita in cinque anni a espropriare i terreni dove dovrebbe sorgere la nuova caserma dei vigili del fuoco di Catania. Eppure solo una settimana prima decine di persone avevano assistito alla posa della prima pietra: una inaugurazione virtuale che, una volta smascherata, sarebbe diventata un de profundis per qualunque amministratore pubblico. Non per lui. Non per don Raffaele Lombardo da Grammichele, provincia di Catania, psichiatra e europarlamentare, presidente della provincia e leader del Movimento politico autonomista, ex carcerato (poi assolto) ed ex democristiano.
Una ricerca del ‘Sole 24 Ore’ racconta che nel 2007 gli elettori hanno collocato Lombardo al secondo posto tra i presidenti di provincia più graditi d’Italia. I sondaggi pronosticano che sarà lui, e non la democratica Anna Finocchiaro, a succedere a Totò Cuffaro sulla poltrona di governatore della Sicilia. Mentre Silvio Berlusconi, sebbene non ne ami né i baffi né il riporto di capelli, conta su Lombardo (125 mila preferenze alle europee e 13 per cento alle regionali) per ottenere nell’isola quel premio di maggioranza al Senato che a Roma gli permetterà di governare. E allora cosa volete che importi a Lombardo di quella lettera, inviata in copia anche alla Corte dei conti. Certo, dentro si legge che presto l’impresa potrebbe chiedere un risarcimento danni a causa “dell’incapacità dell’ente appaltante (la Provincia di Catania) a sbloccare la situazione”; che “la Provincia ha omesso di effettuare un atto necessario, ovvero l’esproprio dell’area”. Ma Lombardo, intanto, è tranquillo. Ventiquattr’ore prima della cerimonia, aveva fatto sapere di non poter partecipare. E così per una volta la sua foto sui giornali non c’era finita.
In trent’anni di attività l’ex delfino del ministro dc Calogero Mannino ha del resto imparato che in politica il punto non è essere. È apparire. E anche se nell’incontro che ha sancito l’alleanza con Berlusconi, Lombardo ha snocciolato una serie di richieste in cui, Ponte sullo Stretto a parte, spicca la “lotta agli sprechi, a partire da quelli della sanità”, lui e l’Mpa, badano più a occupare i centri
di potere che ad amministrare. Paradossalmente infatti in Sicilia più si governa e più si ottiene consenso. Più saranno gli amministratori del tuo partito e più saranno i voti perché molti, anzi moltissimi, saranno i favori che si potranno elargire.
Così Angelo Lombardo, il fratello di don Raffaele, dopo essere entrato in Regione sull’onda di 25 mila preferenze, ha presentato un unico disegno di legge: quello che dovrebbe permettere la creazione di nuove province, a partire da Caltagirone che casualmente dista solo 13 chilometri dalla natia Grammichele. Altre province, altri stipendi e gettoni di presenza, altri amministratori, ovvero altri voti da aggiungere a quelli che già porta l’esercito dell’Mpa: 800 consiglieri comunali, 40 presidenti di consigli comunali, 50 sindaci, più tre assessori e dieci deputati regionali. Un’invincibile armata sempre più forte. Lombardo recluta nuovi colonnelli tra le fila del teorico nemico (l’ultimo è stato Giuseppe Lauricella, figlio dello storico leader Psi, due anni fa candidato all’Ars con i Ds); in altre regioni (in Campania il leader del movimento sarà l’ex ministro dc, Enzo Scotti); e soprattutto rafforza il suo formidabile apparato di vettovagliamento.
Sì, perché è nelle retrovie che sta la vera forza di Lombardo. A partire dal 2005, anno di nascita dell’Mpa, i suoi uomini hanno inesorabilmente conquistato gli enti pubblici, occupato le società partecipate, assunto o fatto assumere centinaia di precari. Che quella sia la sua tattica, lui non ne ha mai fatto mistero. Quando in tribunale si era ritrovato a difendersi dall’accusa di aver ricevuto parte delle tangenti versate dall’ex presidente dell’Inter Ernesto Pellegrini per accaparrarsi le forniture all’Usl 35, Lombardo aveva sostenuto di aver respinto le offerte di denaro, e di “essersi limitato a chiedere assunzioni”.
E la decisione di uno dei manager di Pellegrini di avvalersi in aula della facoltà di non rispondere, dopo aver invece detto ai pm di avergli versato 200 milioni, aveva fatto il resto: Lombardo assolto con tanto di risarcimento di 33 mila euro per ingiusta detenzione. Stessa storia, o quasi, per i concorsi truccati della medesima Usl. Secondo i giudici la sua segreteria aveva anticipato ad alcuni candidati i temi di un concorso. Nella sentenza si legge che dalle intercettazioni telefoniche era emerso che uno dei membri del comitato dei garanti della Usl e Lombardo “erano uniti da enormi interessi in concorsi e pratiche di enti pubblici”. Ma dopo la condanna per abuso d’ufficio. in appello era arrivata l’assoluzione.
Dal punto di vista giudiziario, insomma, don Raffaele è bianco come un giglio. Tanto da essere riuscito a prendere con sé l’ex procuratore generale di Catania, Giacomo Scalzo, e Romeo Palma, magistrato della Corte dei conti e fratello dell’ex procuratore aggiunto di Palermo, Anna Palma. Da quello politico, beh è tutta un’altra storia. Nella sanità siciliana (ma non solo) la militarizzazione prosegue spedita. Battendo le orme dell’amico Clemente Mastella, Lombardo, ha messo alla testa della Ausl di Enna suo cognato Francesco Judica, poi ha conquistato a Catania un direttore amministrativo all’ospedale Cannizzaro, un direttore sanitario all’ospedale Garibaldi, un direttore generale a quello di Caltagirone… L’elenco è lunghissimo e va aggiornato di continuo, anche con le altre poltrone di peso occupate nelle aziende dei rifiuti e nei parchi regionali.
Ma è all’aeroporto Fontanarossa di Catania che Lombardo ha compiuto il suo capolavoro. La Sac, la società che lo gestisce, è partecipata dalla Provincia. Così l’Mpa può intervenire sulle assunzioni, tramite la Sac Service capitanata da un uomo di Lombardo, e soprattutto occuparsi del costruendo aeroporto di Comiso, in società con Mario Ciancio Sanfilippo. E a Catania, Ciancio vuol dire la stampa, tutta la stampa (sono sue ‘La Sicilia’ e buona parte delle tv private). Se si considera poi che Ciancio è socio di un’importante iniziativa immobiliare di Ennio Virlinzi, sponsor di Lombardo fin dalla prima ora, diventa chiaro perché sulle metodologie dell’eurodeputato, l’opinione pubblica non sia pienamente informata.
Tutti i catanesi, per esempio, hanno ben presente che l’amministrazione del Comune da parte del medico personale di Berlusconi, Umberto Scapagnini, oggi dimissionario, è stata un disastro. Il municipio è a un passo dal fallimento. Nel 2007 sono mancati
persino i soldi per illuminare interi quartieri, ma per tutti il colpevole è lui: l’etereo Scapagnini. In realtà in giunta e in consiglio negli ultimi tre anni l’ha fatta da padrone l’Mpa, che in città ha raccolto grazie a un gioco di prestigio (Lombardo aveva presentato quattro diverse liste, contando che familiari e amici di tutti i candidati sarebbero corsi a votare) il 20 per cento dei consensi. E soprattutto Catania è l’unica amministrazione d’Italia dove il capo del personale, l’ingegnere capo e il ragioniere generale, lavorano sia per la Provincia che per il Comune. Miracolo dei contratti di consulenza che Lombardo alla Provincia ha utilizzato con maestria. Pippo Pignataro, un consigliere provinciale di centrosinistra, spiega che le consulenze servono a Lombardo per convincere gli uomini degli altri partiti a passare con lui: “A rotazione fa dimettere gli assessori per nominarne altri e ricompensare i dimissionari scegliendoli come consulenti o dando loro altri incarichi”. Eclatante il caso dell’assessore allo Sport Daniele Capuana, dimessosi in vista delle regionali del 2006, poi tornato all’assessorato, e nell’intermezzo nominato consulente.
A scorrere l’elenco dei benificiati c’è da restare impressionati. Dentro c’è di tutto. Anche il vero Richelieu di Lombardo, il professor Elio Rossitto, un ex comunista, consigliere negli anni ‘80 del presidente della Regione, Rino Nicolosi, poi accusato dallo stesso Nicolosi di aver fatto parte del comitato di affari che spartiva tutti gli appalti siciliani, ma infine assolto. In totale fanno circa 300 persone, da aggiungere ai 760 dipendenti della Provincia, e ai 500 che ricevono invece lo stipendio dalla Publiservizi, una controllata di diritto privato che si può così permettere il lusso di assumere gente senza concorsi pubblici. Il risultato è che gli autisti della Publiservizi a volte sono consiglieri comunali (o loro parenti) di paesi dell’hinterland, e che tra gli altri assunti ve ne è uno la cui occupazione principale è pulire una voliera per uccelli.
Per questo persino gli alleati di Forza Italia si lamentano. Dice il consigliere azzurro Carmelo Giuffrida: “Ha usato l’ente per aggregare persone di varie aree politiche. Appena insediato, aveva detto di volere giunte snelle. Due mesi fa invece ha nominato un ennesimo assessore, l’ex consigliere di An Filippo Condorelli,
precedentemente nominato consulente alla protezione civile, e alle ultime comunali di Paternò candidato sindaco dell’Mpa”.
Come dire: attento Silvio, con Lombardo si vince, ma governare poi è tutta un’altra storia"
di Peter Gomez
ha collaborato Giuseppe Giustolisi
da “L’espresso”
(03 marzo 2008)
da “L’espresso” (03 marzo 2008)
"Assunzioni. Consulenze. Clientele. Dalla sanità agli enti pubblici. Così il leader dell’Mpa ha costruito il suo sistema di potere. Che piace a Silvio Berlusconi. Per vincere la sfida in Sicilia Una veduta di Catania.
La lettera della Tor di Valle Costruzioni porta la data del 21 gennaio e accusa la Provincia di non essere riuscita in cinque anni a espropriare i terreni dove dovrebbe sorgere la nuova caserma dei vigili del fuoco di Catania. Eppure solo una settimana prima decine di persone avevano assistito alla posa della prima pietra: una inaugurazione virtuale che, una volta smascherata, sarebbe diventata un de profundis per qualunque amministratore pubblico. Non per lui. Non per don Raffaele Lombardo da Grammichele, provincia di Catania, psichiatra e europarlamentare, presidente della provincia e leader del Movimento politico autonomista, ex carcerato (poi assolto) ed ex democristiano.
Una ricerca del ‘Sole 24 Ore’ racconta che nel 2007 gli elettori hanno collocato Lombardo al secondo posto tra i presidenti di provincia più graditi d’Italia. I sondaggi pronosticano che sarà lui, e non la democratica Anna Finocchiaro, a succedere a Totò Cuffaro sulla poltrona di governatore della Sicilia. Mentre Silvio Berlusconi, sebbene non ne ami né i baffi né il riporto di capelli, conta su Lombardo (125 mila preferenze alle europee e 13 per cento alle regionali) per ottenere nell’isola quel premio di maggioranza al Senato che a Roma gli permetterà di governare. E allora cosa volete che importi a Lombardo di quella lettera, inviata in copia anche alla Corte dei conti. Certo, dentro si legge che presto l’impresa potrebbe chiedere un risarcimento danni a causa “dell’incapacità dell’ente appaltante (la Provincia di Catania) a sbloccare la situazione”; che “la Provincia ha omesso di effettuare un atto necessario, ovvero l’esproprio dell’area”. Ma Lombardo, intanto, è tranquillo. Ventiquattr’ore prima della cerimonia, aveva fatto sapere di non poter partecipare. E così per una volta la sua foto sui giornali non c’era finita.
In trent’anni di attività l’ex delfino del ministro dc Calogero Mannino ha del resto imparato che in politica il punto non è essere. È apparire. E anche se nell’incontro che ha sancito l’alleanza con Berlusconi, Lombardo ha snocciolato una serie di richieste in cui, Ponte sullo Stretto a parte, spicca la “lotta agli sprechi, a partire da quelli della sanità”, lui e l’Mpa, badano più a occupare i centri
di potere che ad amministrare. Paradossalmente infatti in Sicilia più si governa e più si ottiene consenso. Più saranno gli amministratori del tuo partito e più saranno i voti perché molti, anzi moltissimi, saranno i favori che si potranno elargire.
Così Angelo Lombardo, il fratello di don Raffaele, dopo essere entrato in Regione sull’onda di 25 mila preferenze, ha presentato un unico disegno di legge: quello che dovrebbe permettere la creazione di nuove province, a partire da Caltagirone che casualmente dista solo 13 chilometri dalla natia Grammichele. Altre province, altri stipendi e gettoni di presenza, altri amministratori, ovvero altri voti da aggiungere a quelli che già porta l’esercito dell’Mpa: 800 consiglieri comunali, 40 presidenti di consigli comunali, 50 sindaci, più tre assessori e dieci deputati regionali. Un’invincibile armata sempre più forte. Lombardo recluta nuovi colonnelli tra le fila del teorico nemico (l’ultimo è stato Giuseppe Lauricella, figlio dello storico leader Psi, due anni fa candidato all’Ars con i Ds); in altre regioni (in Campania il leader del movimento sarà l’ex ministro dc, Enzo Scotti); e soprattutto rafforza il suo formidabile apparato di vettovagliamento.
Sì, perché è nelle retrovie che sta la vera forza di Lombardo. A partire dal 2005, anno di nascita dell’Mpa, i suoi uomini hanno inesorabilmente conquistato gli enti pubblici, occupato le società partecipate, assunto o fatto assumere centinaia di precari. Che quella sia la sua tattica, lui non ne ha mai fatto mistero. Quando in tribunale si era ritrovato a difendersi dall’accusa di aver ricevuto parte delle tangenti versate dall’ex presidente dell’Inter Ernesto Pellegrini per accaparrarsi le forniture all’Usl 35, Lombardo aveva sostenuto di aver respinto le offerte di denaro, e di “essersi limitato a chiedere assunzioni”.
E la decisione di uno dei manager di Pellegrini di avvalersi in aula della facoltà di non rispondere, dopo aver invece detto ai pm di avergli versato 200 milioni, aveva fatto il resto: Lombardo assolto con tanto di risarcimento di 33 mila euro per ingiusta detenzione. Stessa storia, o quasi, per i concorsi truccati della medesima Usl. Secondo i giudici la sua segreteria aveva anticipato ad alcuni candidati i temi di un concorso. Nella sentenza si legge che dalle intercettazioni telefoniche era emerso che uno dei membri del comitato dei garanti della Usl e Lombardo “erano uniti da enormi interessi in concorsi e pratiche di enti pubblici”. Ma dopo la condanna per abuso d’ufficio. in appello era arrivata l’assoluzione.
Dal punto di vista giudiziario, insomma, don Raffaele è bianco come un giglio. Tanto da essere riuscito a prendere con sé l’ex procuratore generale di Catania, Giacomo Scalzo, e Romeo Palma, magistrato della Corte dei conti e fratello dell’ex procuratore aggiunto di Palermo, Anna Palma. Da quello politico, beh è tutta un’altra storia. Nella sanità siciliana (ma non solo) la militarizzazione prosegue spedita. Battendo le orme dell’amico Clemente Mastella, Lombardo, ha messo alla testa della Ausl di Enna suo cognato Francesco Judica, poi ha conquistato a Catania un direttore amministrativo all’ospedale Cannizzaro, un direttore sanitario all’ospedale Garibaldi, un direttore generale a quello di Caltagirone… L’elenco è lunghissimo e va aggiornato di continuo, anche con le altre poltrone di peso occupate nelle aziende dei rifiuti e nei parchi regionali.
Ma è all’aeroporto Fontanarossa di Catania che Lombardo ha compiuto il suo capolavoro. La Sac, la società che lo gestisce, è partecipata dalla Provincia. Così l’Mpa può intervenire sulle assunzioni, tramite la Sac Service capitanata da un uomo di Lombardo, e soprattutto occuparsi del costruendo aeroporto di Comiso, in società con Mario Ciancio Sanfilippo. E a Catania, Ciancio vuol dire la stampa, tutta la stampa (sono sue ‘La Sicilia’ e buona parte delle tv private). Se si considera poi che Ciancio è socio di un’importante iniziativa immobiliare di Ennio Virlinzi, sponsor di Lombardo fin dalla prima ora, diventa chiaro perché sulle metodologie dell’eurodeputato, l’opinione pubblica non sia pienamente informata.
Tutti i catanesi, per esempio, hanno ben presente che l’amministrazione del Comune da parte del medico personale di Berlusconi, Umberto Scapagnini, oggi dimissionario, è stata un disastro. Il municipio è a un passo dal fallimento. Nel 2007 sono mancati
persino i soldi per illuminare interi quartieri, ma per tutti il colpevole è lui: l’etereo Scapagnini. In realtà in giunta e in consiglio negli ultimi tre anni l’ha fatta da padrone l’Mpa, che in città ha raccolto grazie a un gioco di prestigio (Lombardo aveva presentato quattro diverse liste, contando che familiari e amici di tutti i candidati sarebbero corsi a votare) il 20 per cento dei consensi. E soprattutto Catania è l’unica amministrazione d’Italia dove il capo del personale, l’ingegnere capo e il ragioniere generale, lavorano sia per la Provincia che per il Comune. Miracolo dei contratti di consulenza che Lombardo alla Provincia ha utilizzato con maestria. Pippo Pignataro, un consigliere provinciale di centrosinistra, spiega che le consulenze servono a Lombardo per convincere gli uomini degli altri partiti a passare con lui: “A rotazione fa dimettere gli assessori per nominarne altri e ricompensare i dimissionari scegliendoli come consulenti o dando loro altri incarichi”. Eclatante il caso dell’assessore allo Sport Daniele Capuana, dimessosi in vista delle regionali del 2006, poi tornato all’assessorato, e nell’intermezzo nominato consulente.
A scorrere l’elenco dei benificiati c’è da restare impressionati. Dentro c’è di tutto. Anche il vero Richelieu di Lombardo, il professor Elio Rossitto, un ex comunista, consigliere negli anni ‘80 del presidente della Regione, Rino Nicolosi, poi accusato dallo stesso Nicolosi di aver fatto parte del comitato di affari che spartiva tutti gli appalti siciliani, ma infine assolto. In totale fanno circa 300 persone, da aggiungere ai 760 dipendenti della Provincia, e ai 500 che ricevono invece lo stipendio dalla Publiservizi, una controllata di diritto privato che si può così permettere il lusso di assumere gente senza concorsi pubblici. Il risultato è che gli autisti della Publiservizi a volte sono consiglieri comunali (o loro parenti) di paesi dell’hinterland, e che tra gli altri assunti ve ne è uno la cui occupazione principale è pulire una voliera per uccelli.
Per questo persino gli alleati di Forza Italia si lamentano. Dice il consigliere azzurro Carmelo Giuffrida: “Ha usato l’ente per aggregare persone di varie aree politiche. Appena insediato, aveva detto di volere giunte snelle. Due mesi fa invece ha nominato un ennesimo assessore, l’ex consigliere di An Filippo Condorelli,
precedentemente nominato consulente alla protezione civile, e alle ultime comunali di Paternò candidato sindaco dell’Mpa”.
Come dire: attento Silvio, con Lombardo si vince, ma governare poi è tutta un’altra storia"
di Peter Gomez
ha collaborato Giuseppe Giustolisi
da “L’espresso”
(03 marzo 2008)
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mercoledì 5 marzo 2008
Reazione del Prof. Ortolani a Prodi

BRUCIARE I RIFIUTI AD ACERRA? PRODI DÀ I NUMERI (di Franco Ortolani*)
Ad Acerra possono essere bruciati i rifiuti imballati “fuori legge”:
Prodi fa i conti, e dà i numeri.
Prodi, dopo la recente concessione straordinaria del CIP6 per il
termodistruttore di Acerra (contributo-regalo pubblico per i
termovalorizzatori, alimentato dagli utenti con il pagamento delle
bollette ENEL, che è stato eliminato con l’ultima finanziaria), con
l’Ordinanza n. 3657 del 29-02-2008 colpisce ancora la Campania e fa altri
regali agli industriali.
Con tale provvedimento (pubblicato sulla G.U. n. 51), lo “scadente”
Presidente del Consiglio trincerandosi dietro la seguente frase “Per
accelerare le iniziative finalizzate al superamento dello stato
d’emergenza, in particolare,per consentire la messa in esercizio in tempi
rapidi dell’impianto di termodistruzione sito nel comune di Acerra, e’
autorizzato il trattamento e lo smaltimento di rifiuti contraddistinti
dai codici CER 191212, 190501 e 190503 presso detto impianto, assicurando
comunque il rispetto dei livelli delle emissioni inquinanti gia’ fissati
nel provvedimento di autorizzazione” ha irresponsabilmente arrecato un
ulteriore danno all’ambiente e alla salute dei cittadini campani per
sdoganare, di fatto, i vari milioni di balle di rifiuti disseminate nella
più fertile pianura del Mediterraneo dai suoi fedeli Commissari
Governativi per l’emergenza rifiuti in Campania.
Mentre fino al 29 febbraio 2008 i rifiuti imballati prodotti “fuori
legge” da impianti inadeguati, costruiti con soldi pubblici dalle aziende
del gruppo FIBE, non valevano un euro in quanto per le loro scadenti
proprietà non si sarebbero potuti bruciare nell’inceneritore di Acerra,
con la citata ordinanza si sono trasformati, sulla carta, in un
giacimento di combustibile. Complimenti a Prodi per la sua chiara
attività preelettorale; favori di tale peso devono per forza essere
ricambiati, in qualche modo! Dal momento che Prodi ha declassato a
termodistruttore l’impianto di Acerra, deve essere eliminato il
contributo CIP6 riservato solo a chi brucia spazzatura producendo anche
energia elettrica.
Tutti sanno che l’impianto di Acerra sarà completato tra la fine del 2008
e il 2009 e che una gravissima emergenza ambientale e sanitaria è
prevista già per la prossima stagione calda, cioè ben prima che
l’inceneritore possa essere eventualmente messo in funzione. Il titolo
dell’Ordinanza di Prodi è “Disposizioni urgenti per fronteggiare
l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione
Campania e per consentire il passaggio alla gestione ordinaria.” Vi è un
eccesso di potere nell’ordinare, come fatto assolutamente urgente,
un’attività industriale che solo fra un anno circa potrà essere attuata?
E’ evidente che l’ordinanza non diminuisce la gravità dell’emergenza
rifiuti per la prossima estate; se non va a vantaggio dei cittadini
campani, chi favorisce, allora? Le azioni urgenti e necessarie che
potrebbero dare una svolta positiva e chiudere definitivamente
l’emergenza rifiuti prima della prossima estate non mancano.
Si ricordi che entro la fine della primavera 2008 sarà esaurita l’unica
discarica attiva della Campania e sarebbe quanto mai necessario un
concreto impegno governativo per realizzare una nuova discarica regionale
modello, non inquinante, ad esempio su circa 10 ettari di una grande area
militare, in modo da non creare conflitti con le popolazioni. Vari
rappresentanti delle istituzioni devono dimostrare serietà e onestà
intellettuale senza fare credere ai cittadini che i problemi dei rifiuti
saranno risolti solo allorché l’impianto di Acerra entrerà in funzione.
Ma siamo poi sicuri che potrà funzionare dopo la sua ultimazione?
La commissione di Valutazione dell’Impatto Ambientale del Ministero
dell’Ambiente all’inizio del 2005 aveva evidenziato che il sito di Acerra
era stato scelto male in quanto già troppo inquinato e aveva prescritto
che: - poteva essere utilizzato unicamente CDR rispondente alle
caratteristiche indicate nel DM 05/02/98 (e non quello “fuori legge”
della nuova ordinanza Prodi); - dovevano essere favorite le azioni di
risanamento del suolo e delle acque; - doveva essere avviato
immediatamente il piano degli interventi necessari a garantire la
protezione della salute e dell’ambiente su tutto il territorio.
Naturalmente non è stato realizzato il disinquinamento ambientale; anzi,
una serie di azioni scellerate lo hanno incrementato, come ad esempio la
dispersione di percolato sul suolo e nel sottosuolo nelle piattaforme
antistanti l’impianto, come è stato più volte documentato dallo
scrivente.
La conferma che già attualmente l’ambiente nel quale si trova
l’inceneritore è inquinato oltre i livelli massimi consentiti dalle
vigenti leggi (per cui è improponibile l’accensione di un nuovo impianto)
viene fornita dai Decreti dello stesso Prodi, il n.4 del 23 giugno 2006 e
quello del 12 gennaio 2007(pubblicato nella Gazzetta Ufficiale italiana
n. 14 del gennaio 2007) aventi come oggetto “Proroga dello stato di
emergenza nel territorio del comune di Acerra, in provincia di Napoli,
per fronteggiare l’inquinamento ambientale da diossina”. In questo quadro
ambientale, caratterizzato da un inquinamento che già supera i valori di
legge, si cala la nuova ordinanza di Prodi. Si può dire che essa
rappresenti, contemporaneamente, un prezioso favore per gli industriali e
un colpo mortale per i cittadini e l’economia della Campania, un attacco
grave per la credibilità di quei rappresentanti delle istituzioni che
sono visti sempre meno come espressione dei cittadini e che si
qualificano sempre più come membri di varie associazioni che finora
hanno, in diverso modo, usato la Campania come una mucca da mungere
riuscendo a creare un “grave problema” (l’emergenza rifiuti) da un “non
problema” (la banale raccolta e il conseguente adeguato smaltimento dei
rifiuti).
Prodi si è irrimediabilmente “imballato”; prima che combini altri guai
dovrebbe essere mandato in un’isola oceanica dove il sole batte forte; e
se dimentica la crema abbronzante e l’ombrellone, non si preoccupi! Tanto
ci penserebbero i suoi amici, quelli a cui ha fatto tanti favori, come
quelli che hanno costruito gli impianti CDR della Campania che producono
quei rifiuti imballati “fuori legge” che ora Prodi ha trasformato in
prezioso combustibile per il termodistruttore di Acerra. Ancora una volta
a scapito dei cittadini campani.
Prof. Franco Ortolani
*Ordinario di Geologia, Università di Napoli Federico II
4 Marzo 2008
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martedì 4 marzo 2008
Usque tandem Prodi abuteris patientia nostra ?
In allegato la notizia di agenzia sulle difformità delle ecoballe sanate per legge da Prodi. Ancora una pugnalata alla salute della Campania.
(ANSA) - ROMA, 3 MAR - Le ecoballe di rifiuti prodotti dai Cdr campani, che eco non sono e che non rispondono ai requisiti richiesti dalla normativa, potranno essere bruciate nel termovalorizzatore di Acerra. E' quanto stabilito in un'ordinanza firmata dal presidente del Consiglio Romano Prodi, datata 20 febbraio e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale di venerdi'. In pratica, dunque, le ecoballe stoccate nella regione, prodotte con materiali di qualita' diversa da quella prevista dalle norme, potranno finire nel nuovo termovalorizzatore dove, invece, avrebbero dovuto essere bruciate ecoballe con determinate caratteristiche legate al potere calorifero. ''Per accelerare le iniziative finalizzate al superamento dello stato di emergenza - si legge all'articolo 4 dell'ordinanza - in particolare per consentire la messa in esercizio in tempi rapidi dell'impianto di termodistruzione di Acerra, e' autorizzato il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti contraddistinti dai codici Cer 191212, 190501 e 190503 (rispettivamente le ecoballe campane, la frazione organica non stabilizzata, ossia l'ex fos, e il compost fuori specifica, ndr) presso detto impianto, assicurando comunque il rispetto dei livelli delle emissioni inquinanti gia' fissati nel provvedimento di autorizzazione''.(ANSA)
(ANSA) - ROMA, 3 MAR - Le ecoballe di rifiuti prodotti dai Cdr campani, che eco non sono e che non rispondono ai requisiti richiesti dalla normativa, potranno essere bruciate nel termovalorizzatore di Acerra. E' quanto stabilito in un'ordinanza firmata dal presidente del Consiglio Romano Prodi, datata 20 febbraio e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale di venerdi'. In pratica, dunque, le ecoballe stoccate nella regione, prodotte con materiali di qualita' diversa da quella prevista dalle norme, potranno finire nel nuovo termovalorizzatore dove, invece, avrebbero dovuto essere bruciate ecoballe con determinate caratteristiche legate al potere calorifero. ''Per accelerare le iniziative finalizzate al superamento dello stato di emergenza - si legge all'articolo 4 dell'ordinanza - in particolare per consentire la messa in esercizio in tempi rapidi dell'impianto di termodistruzione di Acerra, e' autorizzato il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti contraddistinti dai codici Cer 191212, 190501 e 190503 (rispettivamente le ecoballe campane, la frazione organica non stabilizzata, ossia l'ex fos, e il compost fuori specifica, ndr) presso detto impianto, assicurando comunque il rispetto dei livelli delle emissioni inquinanti gia' fissati nel provvedimento di autorizzazione''.(ANSA)
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sabato 1 marzo 2008
Giù le mani dal nostro Sud!
Diramiamo volentieri l'appello di una formazione schiettamente meridionale contro le strumentalizzazioni dell' ultima ora, ribadendo che un partito del Sud (DOCG) deve avere i seguenti requisiti imprescindibili: antileghismo, testa e piedi radicati a Sud
I Neoborbonici contro Lombardo e il “nuovo” Movimento per il Sud.
I Neoborbonici contro Lombardo e il “nuovo” Movimento per il Sud.
Il Movimento Neoborbonico, impegnato da 15 anni nella difesa dei
territori e delle popolazioni dell’antico Regno delle Due Sicilie, invita
tutti i meridionali a valutare con attenzione le proposte elettorali che
arriveranno anche nei prossimi giorni.
Da qualche giorno si profila la possibilità della nascita di un Movimento
legato al Movimento per l’Autonomia dell’on. Raffaele Lombardo e che, a
sostegno della coalizione del presidente Berlusconi, possa rappresentare
l’intero Sud.
Anche considerando i nomi dei possibili dirigenti locali (tutt’altro che
giovani e tutt’altro che nuovi), non si può non restare scettici di
fronte all’ennesimo tentativo di raccogliere adesioni elettorali senza un
reale radicamento sui nostri territori e senza alcun riferimento ad
un’identità culturale profonda e antica che per secoli ha unito le
popolazioni al di sotto del Garigliano, le stesse popolazioni che da
troppi anni nessuno rappresenta a livello non solo politico in maniera
dignitosa e adeguata.
Ufficio stampa Movimento Neoborbonico
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domenica 24 febbraio 2008
Giudice di Venezia condanna i responsabili veneti del traffico rifiuti tossici verso la Campania
I responsabili del traffico di rifiuti tossici dal veneto verso la Campania (Bacoli, Acerra, Giugliano) hanno un nome:
Carlo Valle, geometra di Arcugnano della soc. "Servizi costieri" di Porto Marghera (3 anni e 4 mesi reclusione);
Gianni Giommi,legale rappresentante della “Nuova Esa” di Marcon (Sei anni);
Giuliano Gottard (due anni e tre mesi), Gianni Gardenal (un anno e 11 mesi).
Rino Vincenzi di Altavilla, Bruno Lombardi di “Ecoveneta”; entrambi hanno
patteggiato nei mesi scorsi.
(dal giornale di Venezia 9/02/2008)
"Il tribunale di Venezia ha riconosciuto al geometra di Arcugnano l’associazione a
delinquere per la gestione di della società "Servizi Costieri" di Porto Marghera,
Sei anni a Gianni Giommi della “Nuova Esa” di Marcon.
I reflui tossici finivano in Campania.
VENEZIA
Tre anni e quattro mesi di reclusione.
Il tribunale di Venezia ha
triplicato le richieste del
pm Giorgio Gava ed ha inflitto
una pesante condanna a Carlo
Valle. Il geometra di Arcugnano,
58 anni, è stato ritenuto responsabile
dal collegio presieduto
da Sergio Trentanovi di
associazione a delinquere finalizzata
al traffico illecito di rifiuti.
Sei anni a Gianni Giommi,
legale rappresentante della “
Nuova Esa” di Marcon; due
anni e tre mesi a Giuliano Gottard,
un anno e 11 mesi a Gianni Gardenal.
Paola Valle,37anni,
figlia di Carlo, è stata invece
assolta.
Il caso è quello legato all’attività
della “Servizi costieri” di
Porto Marghera, che fu sequestrata
dai carabinieri nel marzo
di 4 anni fa e che è tutt’oggi
al centro dell’indagine del procuratore
vicentino Ivano Nelson
Salvarani sulla gestione
Aim presieduta da Beppe Rossi.
All’epoca, con Paola Valle,
era stato arrestato anche Rino
Vincenzi di Altavilla ed era stato
indagato Bruno Lombardi
di “Ecoveneta”; entrambi hanno
patteggiato nei mesi scorsi.
Amianto, solfuri, idrocarburi
per migliaia di tonnellate di rifiuti
tossici erano stati trattati
in modo illecito in Veneto e
spedite in discariche di mezza
Italia, soprattutto in Campania.
Al centro dell’indagine le
due ditte, la “Nuova Esa” e la
“Servizi costieri”, che fu poi acquisita
da Aim bonifiche scatenando un putiferio anche
politico.
Il tribunale veneziano ha
condannato i quattro imputati
anche al ripristino dello stato
dell’ambiente mentre a vario
titolo dovranno risarcire le
varie parti civili, tra comuni,
enti ed associazioni, per una
somma che si aggira intorno al
mezzo milione di euro. In particolare
ogni cittadino di Marcon
- dove la “Nuova Esa” ha
sede e stoccava rifiuti tossici -
che si era costituito parte civile
dovrà essere risarcito con
una cifra pari a 2000 euro.
Secondo quanto ricostruito
dalla procura (che aveva chiesto pene più
miti: per Valle - difeso
dall’avv. Lino Roetta - un
anno e 3 mesi, poiché il pm
non gli contestava l’associazione)
i quattro avevano organizzato
un traffico di tonnellate
di rifiuti tossici da smaltire in
discariche di mezza Italia. Per
farlo, tra l’altro, avevano miscelato
diverse tipologie di rifiuti
in modo illegale modificandone i
codici di riconoscimento. I
rifiuti tossici “trattati” (a volte
erano solo le carte ad essere
modificate) dalla società di
Marcon e stoccati da quella di
Porto Marghera, sono finiti a
Bacoli (Napoli) dove dell’alluminio
è finito in una normale
discarica, ad Acerra (Napoli)
dove un terreno è stato inquinato
da idrocarburi; mentre a
Modugno (Bari) sono finite 61
tonnellate di solfuri, e a Paese
(Treviso) è stato trovato dell’amianto.
Gli inquirenti sono riusciti a
ricostruire anche la spedizione
illecita di 270 tonnellate di
amianto in Germania e l’utilizzo
improprio di decine di discariche
come quelle di Roncade
(Treviso), S. Martino Buonalbergo (
Verona) o Giugliano (Napoli).
La ditta gestita da Valle
era accusata di numerosi illeciti,
come la questione dei fanghi
ceduti dalla Medio Chiampo di Montebello che raccoglieva i
reflui di conceria: quei fanghi,
pieni di cromo e metalli pesanti
del comparto di Arzignano,
non venivano smaltiti secondo
la legge da “Servizi costieri”,
ma diventavano, una
volta cambiata la bolla di accompagnamento,
del fertilizzante.
Carlo Valle, geometra di Arcugnano della soc. "Servizi costieri" di Porto Marghera (3 anni e 4 mesi reclusione);
Gianni Giommi,legale rappresentante della “Nuova Esa” di Marcon (Sei anni);
Giuliano Gottard (due anni e tre mesi), Gianni Gardenal (un anno e 11 mesi).
Rino Vincenzi di Altavilla, Bruno Lombardi di “Ecoveneta”; entrambi hanno
patteggiato nei mesi scorsi.
(dal giornale di Venezia 9/02/2008)
"Il tribunale di Venezia ha riconosciuto al geometra di Arcugnano l’associazione a
delinquere per la gestione di della società "Servizi Costieri" di Porto Marghera,
Sei anni a Gianni Giommi della “Nuova Esa” di Marcon.
I reflui tossici finivano in Campania.
VENEZIA
Tre anni e quattro mesi di reclusione.
Il tribunale di Venezia ha
triplicato le richieste del
pm Giorgio Gava ed ha inflitto
una pesante condanna a Carlo
Valle. Il geometra di Arcugnano,
58 anni, è stato ritenuto responsabile
dal collegio presieduto
da Sergio Trentanovi di
associazione a delinquere finalizzata
al traffico illecito di rifiuti.
Sei anni a Gianni Giommi,
legale rappresentante della “
Nuova Esa” di Marcon; due
anni e tre mesi a Giuliano Gottard,
un anno e 11 mesi a Gianni Gardenal.
Paola Valle,37anni,
figlia di Carlo, è stata invece
assolta.
Il caso è quello legato all’attività
della “Servizi costieri” di
Porto Marghera, che fu sequestrata
dai carabinieri nel marzo
di 4 anni fa e che è tutt’oggi
al centro dell’indagine del procuratore
vicentino Ivano Nelson
Salvarani sulla gestione
Aim presieduta da Beppe Rossi.
All’epoca, con Paola Valle,
era stato arrestato anche Rino
Vincenzi di Altavilla ed era stato
indagato Bruno Lombardi
di “Ecoveneta”; entrambi hanno
patteggiato nei mesi scorsi.
Amianto, solfuri, idrocarburi
per migliaia di tonnellate di rifiuti
tossici erano stati trattati
in modo illecito in Veneto e
spedite in discariche di mezza
Italia, soprattutto in Campania.
Al centro dell’indagine le
due ditte, la “Nuova Esa” e la
“Servizi costieri”, che fu poi acquisita
da Aim bonifiche scatenando un putiferio anche
politico.
Il tribunale veneziano ha
condannato i quattro imputati
anche al ripristino dello stato
dell’ambiente mentre a vario
titolo dovranno risarcire le
varie parti civili, tra comuni,
enti ed associazioni, per una
somma che si aggira intorno al
mezzo milione di euro. In particolare
ogni cittadino di Marcon
- dove la “Nuova Esa” ha
sede e stoccava rifiuti tossici -
che si era costituito parte civile
dovrà essere risarcito con
una cifra pari a 2000 euro.
Secondo quanto ricostruito
dalla procura (che aveva chiesto pene più
miti: per Valle - difeso
dall’avv. Lino Roetta - un
anno e 3 mesi, poiché il pm
non gli contestava l’associazione)
i quattro avevano organizzato
un traffico di tonnellate
di rifiuti tossici da smaltire in
discariche di mezza Italia. Per
farlo, tra l’altro, avevano miscelato
diverse tipologie di rifiuti
in modo illegale modificandone i
codici di riconoscimento. I
rifiuti tossici “trattati” (a volte
erano solo le carte ad essere
modificate) dalla società di
Marcon e stoccati da quella di
Porto Marghera, sono finiti a
Bacoli (Napoli) dove dell’alluminio
è finito in una normale
discarica, ad Acerra (Napoli)
dove un terreno è stato inquinato
da idrocarburi; mentre a
Modugno (Bari) sono finite 61
tonnellate di solfuri, e a Paese
(Treviso) è stato trovato dell’amianto.
Gli inquirenti sono riusciti a
ricostruire anche la spedizione
illecita di 270 tonnellate di
amianto in Germania e l’utilizzo
improprio di decine di discariche
come quelle di Roncade
(Treviso), S. Martino Buonalbergo (
Verona) o Giugliano (Napoli).
La ditta gestita da Valle
era accusata di numerosi illeciti,
come la questione dei fanghi
ceduti dalla Medio Chiampo di Montebello che raccoglieva i
reflui di conceria: quei fanghi,
pieni di cromo e metalli pesanti
del comparto di Arzignano,
non venivano smaltiti secondo
la legge da “Servizi costieri”,
ma diventavano, una
volta cambiata la bolla di accompagnamento,
del fertilizzante.
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