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domenica 24 febbraio 2008

Giudice di Venezia condanna i responsabili veneti del traffico rifiuti tossici verso la Campania

I responsabili del traffico di rifiuti tossici dal veneto verso la Campania (Bacoli, Acerra, Giugliano) hanno un nome:
Carlo Valle, geometra di Arcugnano della soc. "Servizi costieri" di Porto Marghera (3 anni e 4 mesi reclusione);
Gianni Giommi,legale rappresentante della “Nuova Esa” di Marcon (Sei anni);
Giuliano Gottard (due anni e tre mesi), Gianni Gardenal (un anno e 11 mesi).
Rino Vincenzi di Altavilla, Bruno Lombardi di “Ecoveneta”; entrambi hanno
patteggiato nei mesi scorsi.


(dal giornale di Venezia 9/02/2008)

"Il tribunale di Venezia ha riconosciuto al geometra di Arcugnano l’associazione a
delinquere per la gestione di della società "Servizi Costieri" di Porto Marghera,
Sei anni a Gianni Giommi della “Nuova Esa” di Marcon.
I reflui tossici finivano in Campania.

VENEZIA
Tre anni e quattro mesi di reclusione.
Il tribunale di Venezia ha
triplicato le richieste del
pm Giorgio Gava ed ha inflitto
una pesante condanna a Carlo
Valle. Il geometra di Arcugnano,
58 anni, è stato ritenuto responsabile
dal collegio presieduto
da Sergio Trentanovi di
associazione a delinquere finalizzata
al traffico illecito di rifiuti.
Sei anni a Gianni Giommi,
legale rappresentante della “
Nuova Esa” di Marcon; due
anni e tre mesi a Giuliano Gottard,
un anno e 11 mesi a Gianni Gardenal.
Paola Valle,37anni,
figlia di Carlo, è stata invece
assolta.
Il caso è quello legato all’attività
della “Servizi costieri” di
Porto Marghera, che fu sequestrata
dai carabinieri nel marzo
di 4 anni fa e che è tutt’oggi
al centro dell’indagine del procuratore
vicentino Ivano Nelson
Salvarani sulla gestione
Aim presieduta da Beppe Rossi.
All’epoca, con Paola Valle,
era stato arrestato anche Rino
Vincenzi di Altavilla ed era stato
indagato Bruno Lombardi
di “Ecoveneta”; entrambi hanno
patteggiato nei mesi scorsi.
Amianto, solfuri, idrocarburi
per migliaia di tonnellate di rifiuti
tossici erano stati trattati
in modo illecito in Veneto e
spedite in discariche di mezza
Italia, soprattutto in Campania.
Al centro dell’indagine le
due ditte, la “Nuova Esa” e la
“Servizi costieri”, che fu poi acquisita
da Aim bonifiche scatenando un putiferio anche
politico.
Il tribunale veneziano ha
condannato i quattro imputati
anche al ripristino dello stato
dell’ambiente mentre a vario
titolo dovranno risarcire le
varie parti civili, tra comuni,
enti ed associazioni, per una
somma che si aggira intorno al
mezzo milione di euro. In particolare
ogni cittadino di Marcon
- dove la “Nuova Esa” ha
sede e stoccava rifiuti tossici -
che si era costituito parte civile
dovrà essere risarcito con
una cifra pari a 2000 euro.
Secondo quanto ricostruito
dalla procura (che aveva chiesto pene più
miti: per Valle - difeso
dall’avv. Lino Roetta - un
anno e 3 mesi, poiché il pm
non gli contestava l’associazione)
i quattro avevano organizzato
un traffico di tonnellate
di rifiuti tossici da smaltire in
discariche di mezza Italia. Per
farlo, tra l’altro, avevano miscelato
diverse tipologie di rifiuti
in modo illegale modificandone i
codici di riconoscimento. I
rifiuti tossici “trattati” (a volte
erano solo le carte ad essere
modificate) dalla società di
Marcon e stoccati da quella di
Porto Marghera, sono finiti a
Bacoli (Napoli) dove dell’alluminio
è finito in una normale
discarica, ad Acerra (Napoli)
dove un terreno è stato inquinato
da idrocarburi; mentre a
Modugno (Bari) sono finite 61
tonnellate di solfuri, e a Paese
(Treviso) è stato trovato dell’amianto.
Gli inquirenti sono riusciti a
ricostruire anche la spedizione
illecita di 270 tonnellate di
amianto in Germania e l’utilizzo
improprio di decine di discariche
come quelle di Roncade
(Treviso), S. Martino Buonalbergo (
Verona) o Giugliano (Napoli).
La ditta gestita da Valle
era accusata di numerosi illeciti,
come la questione dei fanghi
ceduti dalla Medio Chiampo di Montebello che raccoglieva i
reflui di conceria: quei fanghi,
pieni di cromo e metalli pesanti
del comparto di Arzignano,
non venivano smaltiti secondo
la legge da “Servizi costieri”,
ma diventavano, una
volta cambiata la bolla di accompagnamento,
del fertilizzante.

martedì 22 gennaio 2008

dal dott. Marfella al Governatore del Veneto, sul presunto danno di immagine causato a Venezia da Napoli

Gent.mo dott. Galan,

sono il dottore Antonio Marfella, il medico di Napoli presente in Studio a Porta a Porta nella puntata dello scorso 10 gennaio 2008.
Le sono molto grato e riconoscente per quanto ha dichiarato e trasmesso con il suo sorriso ed il suo comportamento nel corso della puntata.
Oltre l’80% della comunicazione tra noi esseri umani non dipende dalle parole , ma da atteggiamenti e comportamenti, ed il suo sorriso , di Governatore felice di una Regione che non vive i disastri sanitari della Campania, è perfettamente motivato, giusto, illuminante e indica molto di più di un semplice buon governo.

Lei sa perfettamente che non è possibile smaltire correttamente le cosiddette ecoballe o altro materiale indifferenziato delle nostre discariche perché risulterebbero tossiche e gravemente inquinanti presso qualunque impianto finale. Come mai , se essi sono dei semplici rifiuti solidi urbani sia pure indifferenziati? Il suo sorriso e il suo comportamento sono la piu’ luminosa risposta a questa domanda. Lei aveva lo stesso sorriso tronfio e soddisfatto dei nostri truffatori di Forcella.

A Napoli si dice “fare il paccotto”: nel nostro piccolo, il truffatore si arrangia vendendo al turista sprovveduto la videocamera ultimo modello a prezzo stracciato che però poi risulta fatta di cartongesso, materiale che certo non funziona come videocamera, non di pregio, ma certamente non tossico.

Il suo sorriso, bellissimo, videogenico , era splendente come il sole a confronto dei miei occhi lucidi e del mio viso teso e rigonfio di rabbia e di dolore, esattamente come il viso di qualunque turista sprovveduto che ha subito il “paccotto” , e che non solo ha perso dei soldi, ma che soprattutto non puo’ denunciare la truffa perche’ risulterebbe colpevole di ricettazione. Complimenti, Signor Governatore, tutto fila secondo le sue luminose e redditizie intenzioni, ad oggi ancora noi in Campania ci prendiamo da venti anni il vostro “paccotto” di rifiuti tossici industriali e non possiamo neanche denunciarlo perché siamo colpevoli di omesso controllo preventivo.Il tutto viene sommerso dalla massa informe dei nostri rifiuti urbani indifferenziati con la rabbia del truffato che brucia i cassonetti e quindi fa diossina, e si coprono così, con altri reati, le prove del delitto madre di tutti i nostri mali: lo smaltimento illecito dei vostri rifiuti industriali.

Ma vede, Signor Governatore, a me non importa di essere denunciato a mia volta come allarmista e ricettatore, pur di fare incastrare il vero truffatore perche’, Signor Governatore, qui non stiamo più parlando di cartongesso, ma di diossina. Siamo venuti anche in Veneto a fare le nostre indagini e le nostre analisi e , presso il vostro ottimo laboratorio di analisi chimiche di Porto Marghera del Prof. Raccanelli, a cominciare dal nostro primo “incursore”, il Parà Colonnello Gimapiero Angeli, abbiamo cominciato a raccogliere le prove che non solo quantitativamente ma soprattutto qualitativamente abbiamo lo stesso profilo di sostanze diossino-simili dei dipendenti di Porto Marghera.

Il nostro colonnello, guarda caso, non si è mai spostato da oltre venti anni al di sopra del Garigliano ma la inchiesta ormai conclusa Terra Mia , condotta dalla Procura di S. Maria Capua Vetere, ha dimostrato, a poco più di 500 metri in linea d’aria da casa sua, lo smaltimento illecito di migliaia di tonnellate di fanghi tossici provenienti (guarda un pò) da Porto Marghera. Cio’ che non ha potuto il sangue dei nostri eroi del Risorgimento, lo ha potuto la munnezza, Signor Governatore. Grazie al vostro “paccotto”, ora non c’e’ piu’ nessuna differenza tra il nostro sangue e quello dei vostri concittadini del nord , se non per quantità assoluta della stessa munnezza, e anche su questo convengo con lei: siamo un “popolo di munnezza” più di voi!
Questo cominciano a dirmi le mie analisi sul sangue. Sarebbe stato certo meglio, e anche in questo convengo con voi, se avessimo messo noi quel famoso muro ad Ancona con tanto di dogana.

Almeno venti milioni di tonnellate di munnezza tossica industriale sarebbe rimasta a nord di quel muro , a “equiparare” ,anche in termini quantitativi, la munnezza nel sangue dei nostri cittadini. Purtroppo , il “paccotto” è riuscito benissimo e lei ha perfettamente ragione: a che titolo e diritto urliamo al ladro? Moriamo in silenzio, e possibilmente senza dare fastidio, sotto la nostra munnezza. Anche perchè cosi la nostra munnezza ordinaria puo’ continuare ad essere ben rimpinzata della vostra industriale… Siamo stati e continuiamo ad essere dei fessi, ce lo dobbiamo tenere e risolvere da noi il problema dei nostri soldi buttati , senza piangere in giro: ha perfettamente ragione!

Ma le assicuro, Signor Governatore, noi napoletani (e io per primo…) stiamo studiando, stiamo pensando e le stiamo preparando magari anche solo un semplice striscione allo stadio come accadde quando dovevamo rispondere in modo adeguato agli insulti degli ultras di Verona nella partita di ritorno ma senza fare squalificare lo stadio San Paolo. Fu srotolato un solo ed unico grande striscione senza alcuna indicazione di colore o di squadra:
“Giulietta è ‘na zoccola!” e il San Paolo non fu squalificato…
A presto rivederla, Signor Governatore, magari allo stadio.
Napoli, li 10 gennaio 2008

Antonio Marfella
Tossicologo Oncologo
Difensore Civico delle Assise di Palazzo Marigliano
di Napoli e del Mezzogiorno di Italia